«Attenzione: la dieta chetogenica non è una moda, ma una strategia nutrizionale che va seguita con criterio». A fare il punto su uno dei regimi alimentari più in voga è Rudy Alexander Rossetto, presidente dell’Ordine dei Biologi della Lombardia. «Negli ultimi anni, viene spesso adottata senza una reale necessità e soprattutto senza il supporto di un professionista. Ma improvvisare è rischioso, perché si può incorrere in carenze nutrizionali e squilibri metabolici. Inoltre, non basta eliminare i carboidrati per essere in salute: il segreto è sempre l’equilibrio». Di dieta chetogenica si è parlato anche durante l’Obesity Day Summit su obesità e microbiota – congresso nazionale organizzato proprio dall’Ordine dei Biologi della Lombardia – perché i suoi effetti sul sovrappeso sono validati dalla scienza. «Può essere una strategia, ma non una soluzione universale» continua Rudy Alexander Rossetto. «Sebbene possa avere benefici in casi specifici, la dieta chetogenica non deve sostituire i principi della dieta mediterranea, che rimane il modello alimentare più studiato e sostenibile nel lungo periodo». Vediamo, più nel dettaglio, di cosa si tratta.

Intervista sulla dieta chetogenica all’esperto biologo

Come agisce la dieta chetogenica sull’organismo?

«Induce uno stato metabolico chiamato chetosi, appunto, in cui l’organismo – in assenza di un adeguato apporto di carboidrati (di solito, meno di 50 g al giorno) – inizia a utilizzare i grassi come principale fonte di energia. Questo porta alla produzione di corpi chetonici nel fegato, che possono essere utilizzati come combustibile alternativo in particolare dal cervello e dai muscoli. Un meccanismo che aiuta a ridurre l’appetito, a migliorare la sensibilità insulinica e a favorire la perdita di peso».

A chi è consigliata?

«Risulta molto efficace, appunto, in caso di obesità e sovrappeso, in particolare nei soggetti con insulino-resistenza, ma anche in caso di sindrome metabolica e diabete di tipo 2, perché aiuta a controllare la glicemia e a ridurre la dipendenza dall’insulina. Inoltre, è utile per contrastare la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) – grazie al possibile miglioramento dell’equilibrio ormonale e della resistenza insulinica – e in presenza di epilessia farmaco-resistente, dove è stata storicamente utilizzata come trattamento terapeutico. Ci sono inoltre alcune evidenze scientifiche relative al miglioramento della frequenza e dell’intensità degli attacchi di emicrania cronica».

Quando, invece, è controindicata?

Sconsigliata a coloro soffrono di disturbi del metabolismo lipidico (ipercolesterolemia familiare, pancreatite, gravi dislipidemie), di insufficienza epatica o renale – per il carico metabolico che la dieta comporta – oppure di diabete di tipo 1, se non strettamente monitorati da uno specialista, a causa del rischio di chetoacidosi. È inoltre sconsigliata durante la gravidanza e l’allattamento, per il fabbisogno specifico di carboidrati in queste fasi. E in caso di disturbi del comportamento alimentare, perché potrebbe amplificare la tendenza a restrizioni pericolose».

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